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Una recentissima indagine condotta dall’istituto IPSOS per Save the Children ha evidenziato come, in Piemonte, i giovanissimi dai 12 ai 17 anni siano sempre connessi: usano Facebook (70%), WhatsApp (54%), Instagram (32%) e Twitter (26%), conoscono abbastanza bene le regole che governano la privacy in Rete (48%), ma non se ne preoccupano più di tanto (62%). Vivono relazioni virtuali nei gruppi di conversazione sulle applicazioni di messaggistica dei loro smartphone, spesso anche con persone che non conoscono direttamente (66%), quasi uno su cinque (18%) invia messaggi, video o foto con riferimenti sessuali a gruppi dove non conosce tutti i partecipanti e uno su tre (31%) si dà appuntamento con qualcuno conosciuto solo attraverso questi gruppi. Recenti fatti di cronaca del torinese hanno evidenziato i risvolti raccapriccianti che tali comportamenti possono avere. Il problema principale appare quindi la scarsa percezione che i giovanissimi hanno della propria privacy online e la conseguente scarsa consapevolezza del grado di diffusione che i propri pensieri, fatti e azioni possono raggiungere quando si è interconnessi con il mondo. Questi numeri sono favoriti dalla diffusione sempre più capillare, quanto inarrestabile, degli smartphone tra i giovanissimi. Gli adolescenti italiani sono precoci utilizzatori di dispositivi mobili: l’età media nella quale ricevono il primo smartphone è 12 anni e mezzo e imparano ad utilizzarlo soprattutto da soli (58%). Il 42%, al contrario, impara perché aiutato da qualcun altro, in particolare un adulto. Lo stesso rapporto IPSOS evidenzia come tali strumenti digitali potrebbero essere utilizzati attivamente anche per l’apprendimento in aula. Tuttavia, l’uso dello smartphone in aula è in larga parte vietato: solo il 2% dei ragazzi intervistati ha ammesso di averlo utilizzato nell’ambito di una lezione.

Per sensibilizzare la popolazione scolastica circa l’importanza della corretta percezione della propria privacy e della consapevolezza di ciò che si condivide e a chi si condivide, il progetto prevede la messa a punto, sotto forma di applicazione mobile/gioco interattivo, di una simulazione ludica di diversi scenari di condivisione e socializzazione online, basata sui modelli studiati nel corso di un progetto di ricerca dell’Università di Torino. Tale applicazione permetterà agli studenti, sotto la guida degli insegnanti, di avvicinarsi al problema della privacy, di conoscere i rischi di una divulgazione incontrollata dei propri pensieri, fatti e azioni sui social network e, infine, di apprendere l’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dai social media per proteggersi da tali effetti indesiderati.

Ultima modifica il 05-01-2021